Archeologia Medievale
UniSS
L'insegnamento di Archeologia Medievale nell'Università di Sassari

L'Unione Sarda - Venerdì 27 febbraio 2009

Alghero Scoperta straordinaria
Cimitero medievale affiora dal quartiere di San Michele




Centinaia di scheletri di adulti e bambini, adagiati in maniera composta sul fondo di trincee scavate nel terreno. Forse morti di peste oltre cinquecento anni fa. La singolare scoperta, avvenuta nell'area dell'ex collegio dei Gesuiti, ha attirato l'attenzione degli antropologi internazionali.
Un caso unico, quello di Alghero, senza precedenti in tutta l'area del Mediterraneo. Perché non si tratta di fosse comuni, ma di tumulazioni multiple, «in quanto appare chiara la volonà di seppellire i morti in gruppi separati - spiega Marco Milanese, docente di archeologia dell'Università di Sassari - lasciando a ciascun gruppo la possibilità di essere riconosciuto». Un alone di mistero avvolge il cantiere nel quartiere di San Michele interessato da una radicale opera di riqualificazione voluta dal Comune.
Durante i lavori, dal sottosuolo, sono emerse pagine di storia ancora tutte da decifrare e gli operai della ditta hanno subito dovuto fare spazio agli archeologi. Diversi scheletri, uomini e donne, alcune con collanine di perle di vetro scuro, altre con monili di corallo: sicuramente il terreno ospitava un cimitero medievale.
Ma perché tante persone sono morte contemporaneamente e sono state sepolte assieme? L'equipe di studiosi ha riportato alla luce sette trincee parallele, della lunghezza di sei metri ciascuna, divise tra loro da un sottile diaframma di terra, riempite dai resti di oltre cento persone. «Si tratta di una fase sepolcrale che testimonia un devastante episodio di morte collettiva, databile all'inizio del Cinquecento, forse una crisi epidemica di particolare gravità». Si pensa alla pestilenza del 1528, anche se l'assenza di calce nelle fosse si scontra con quelle che erano le disposizioni sanitarie dell'epoca. Questa modalità di sepoltura sembra non avere confronti in Sardegna come nella Penisola. Milanese ribadisce la straordinarietà del ritrovamento.
«Una testimonianza di eccezionale valore per la storia della città, anche per l'integrità degli scheletri, non danneggiati da successive fosse di sepoltura». Dall'analisi delle spoglie si potrà ricostruire la storia della popolazione ancora sotto l'assoluto predominio della componente catalana, prima cioè del processo di sardizzazione avvenuto nella seconda metà del secolo. «Le ossa funzionano come dei registratori - aggiunge l'archeologo - si possono attingere tantissime informazioni circa la qualità della vita, l'alimentazione, le malattie e perfino sul tipo di lavoro che svolgevano gli algheresi del Cinquecento». (c. fi.)