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Archeologia Medievale
UniSS
L'insegnamento di Archeologia Medievale nell'Università di Sassari

Alghero , Teatro Civico, 2004

Il Teatro Civico di Alghero venne costruito negli anni 1858-1862 in una delle più antiche piazze della città, ricordata nei documenti medievali come la piazza della Carra , il luogo, fortemente evocato dal suo stesso toponimo, in cui avveniva il commercio delle granaglie ( Oliva-Paba 1994, pp. 347-359). Ispirato al modello del teatro Civico di Sassari, realizzato nel 1829, i suoi prospetti esterni sono di ascendenza neoclassica, con paramenti in conci d'arenaria a vista: la sua peculiarità è la struttura portante interamente lignea, che ne fa un esemplare raro in Italia ed unico in Sardegna.Il concorso per la costruzione dell'edificio, bandito nel 1842 e vinto dall'architetto ligure Orsolini, ma il progetto, giudicato troppo dispendioso per le finanze della città, venne accantonato. L'incarico fu successivamente affidato all'architetto Franco Poggi, che progettò un edificio troppo angusto, per cui fu deliberato di far avanzare il fronte del teatro di 3 m. nella limitrofa piazza Vittorio Emanuele e di edificare il corpo dell'edificio nelle aree occupate dagli stabili dell'insinuazione regia, delle poste e del magazzino (detto Calassanz ), adibito a deposito pubblico delle granaglie (ACAL, 870/6/2). I lavori ebbero finalmente inizio nel febbraio 1858 e vennero completati, dopo varie sospensioni, nel novembre 1862 (ACAL, 870/15/4): in seguito, venne chiuso alla fine degli anni '50 del Novecento per motivi di sicurezza e ha subito da allora vari interventi di restauro negli anni '80-'90, conclusi nel 1994, ma un consistente cantiere di adeguamento dell'edificio (climatizzazione e miglioramento dell'acustica) è stato operativo nel biennio 2004-2005 ed in questa circostanza è stato realizzato un intervento di documentazione archeologica preventiva (Fig. 6). La rimozione del pavimento della platea ha messo in evidenza una struttura, lunga 7 m. e larga 1,5 m. con pavimento a sezione semiellittica, originariamente rivestito con ciottoli di fiume ed in seguito intonacato. Nel muro N della struttura (US 1301), in prossimità del piano pavimentale, si aprono due condotti a sezione ellittica con andamento e leggera pendenza verso N (US 3111 e 3112). La struttura, inizialmente interpretata come cassa di risonanza, ad una più accurata analisi ha rivelato trattarsi di una vasca, come testimoniano i documenti e il rivestimento, realizzato in malta pozzolanica (US 1309). Effettivamente, già nel progetto Orsolini si parla di una vasca, collegata con una cisterna dotata di pompa (ACAL 870/2/2). Tale informazione è riportata anche nel capitolato d'appalto dei lavori eseguiti sotto la direzione del Poggi, che attesta la realizzazione di una vasca collegata ad una cisterna; altri documenti, relativi allo stato di avanzamento dei lavori, testimoniano l'esistenza di condotti interni alle murature che convogliavano le acque piovane dal tetto ad una vasca e di qui alla cisterna, collocata sotto il palcoscenico (ACAL 870/6/51; 870/12/21). La parte centrale della platea è invece interessata da due murature perpendicolari (US 3115 e 3116), sulle quali poggiava la pavimentazione originaria in assi di legno, legate tra di loro a definire ambienti e costituite da un unico paramento di bozze litiche di diversa natura (principalmente arenaria e trachite) legate con abbondante malta e intonacate con una malta di calce. Queste strutture appartengono con tutta evidenza ad ambienti preesistenti il teatro, probabilmente riferibili – come emerge dalla cartografia storica dell'area- all'edificio della posta, che, insieme a quello dell'insinuazione regia occupano, nel corso del XVIII secolo una parte dei magazzini del grano, attestati in quest'area sin dal XIV secolo. La pavimentazione di uno di questi ambienti, costituita dal banco di roccia spianato e intonacato, è intaccata da un taglio circolare (US –3137), interpretato come residuo di silos granario, che risulta a sua volta intercettato dal muro S della vasca, la cui fondazione si imposta sul riempimento del taglio stesso. Il taglio, che presenta sezione semicircolare, era riempito da diversi strati, frammisti a roccia in disfacimento e caratterizzati da una forte componente organica (ossa animali e carboni). L'US -3137 è in asse con altre due strutture simili, anch'esse pesantemente danneggiate dalle strutture del teatro, una nel settore B della platea (US –3131), l'altra in un ambiente laterale alla stessa (US -3013), realizzate a picconcello nel banco roccioso: i riempimenti dei silos hanno restituito, oltre che numerosi frustoli di carbone, alcuni cariossidi carbonizzate di cereali. Le tre strutture circolari, di un diametro ricostruibile di circa m 4, per la loro caratteristica forma ovoide, per il contesto storico-topografico della piazza della Carra e per gli indicatori carpologici rinvenuti sono interpretabili come silos granari, che dai materiali di riempimento appaiono defunzionalizzati alle soglie dell'età moderna, mentre le fonti scritte attestano una continuità d'uso dell'area come magazzino annonario almeno fino alla metà del XVII secolo. Nella dialettica tra le fonti, i dati archeologici suggeriscono con chiarezza una trasformazione delle modalità di conservazione del grano pubblico dai silos a fossa ovoide, scavati nel banco roccioso, d'impianto tardo-medievale, al più razionale magazzino granario postmedievale di Calassanz (in cui i grani erano più protetti dalle muffe dovute all'umidità di risalita capillare), nonché una riorganizzazione funzionale di parte dell'area del magazzino del grano, già a partire dalla metà del XVI secolo. Di questa non abbiamo attestazioni documentali, mentre alla fine del Seicento-inizi Settecento, l'area S dei magazzini del grano venne occupata dagli uffici dell'Insinuazione Regia e delle poste e nel 1729 il governatore della piazza di Alghero chiese al consiglio civico di concedergli i magazzini granari per acquartierarvi le truppe, considerata la situazione di relativo disarmo dell'azienda frumentaria (ACAL, 882/279).

(M.M.)