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Archeologia Medievale
UniSS
L'insegnamento di Archeologia Medievale nell'Università di Sassari

Alghero , Torre dello Sperone, 2oo4

Collocata nel settore SE del sistema delle fortificazioni cittadine, la torre dello Sperone, come le altre torri circolari del circuito murario di Alghero, nasce all’inizio del XVI secolo, quando Ferdinando II decise di intervenire sull’intero sistema delle fortificazioni del regno, nel contesto di un progetto di adeguamento del sistema difensivo della città alle nuove tecniche ossidionali che prevedevano l’utilizzo delle armi da fuoco.
La torre venne costruita con ogni probabilità intorno al 1536, quando un documento, conservato nell’Archivio Comunale di Alghero, dà notizia della necessità di portare a termine tre torri, una delle quali è sicuramente quella del Portale Reale –l’attuale torre di Porta Terra-, l’altra è con ogni probabilità quella dello Sperone che ancora nel 1541, Carlo V, durante la sua visita ad Alghero, trova in fase di completamento.
La torre, a pianta circolare, era compresa in uno dei tre bastioni che controllavano il fronte terrestre delle fortificazioni, anch’esso denominato dello Sperone: il monumento si compone di due piani, sostenuti da volte con costoloni a raggiera, di chiara derivazione catalana, che, nel secondo piano poggiano su mensole di sostegno, mentre al primo piano si impostano direttamente sul paramento esterno del perimetrale. Ad essa si accedeva direttamente dal secondo piano, tramite un’apertura con arco a tutto sesto ancora visibile e che trova confronti nell’analoga apertura, realizzata con la medesima tecnica, della torre della Maddalena.
L’attuale ingresso principale, come pure la posterla situata alla sua destra, sono relative ad una fase di restauro, come indica la loro collocazione sulla rasatura dei muri che congiungevano la torre a N con la torre di S. Giovanni, a W con quella di S. Giacomo. Queste due strutture murarie, come pure il perimetrale della torre, sono realizzate in bozze di arenaria, trachite, calcare e basalto, con predominanza della prima, legate con malta di calce bianca frammisto a digrassante di natura trachitica.
Le indagini archeologiche si sono svolte nel periodo compreso tra il 14 ottobre e il 19 novembre 2004 con la finalità di verificare eventuali emergenze, giudicate probabili data l’ubicazione della struttura, in occasione della realizzazione di alcune opere contestuali a un progetto di recupero e abbattimento delle barriere architettoniche della torre, nell’ambito di un percorso museale che interessa anche altre torri cittadine. Tali opere prevedevano la realizzazione di uno scasso delle dimensioni di m. 16,70 x m. 8,40 e della profondità di 2.30 m. circa nell’area antistante la torre. L’area sottoposta a indagine, denominata area 1000, è coincisa, in un primo momento, con l’area dello scasso.
La rimozione dello strato di ghiaia e di uno strato di livellamento sottostante ha portato in luce una nuova fase di vita dell’area: una sistemazione a massicciata di forma quadrangolare (US 1050), situata nella zona antistante la porta della torre, costituita da pezzame di arenaria, argilla di colore rosso, contenuta da tre muri (US 1068, 1069, 1070), di identica composizione. La datazione della massicciata è fornita da un taglio quadrangolare (US -1056) che intacca la struttura, nel cui riempimento erano materiali databili come limite massimo al terzo quarto del 1400 (maiolica valenzana del tipo loza azul clasica e un gran numero di frammenti di depurate prive di rivestimento di probabile provenienza spagnola).
Il fatto che gli strati novecenteschi poggino direttamente su strati cinquecenteschi fornisce testimonianza indiretta di un’azione di sbancamento che ha interessato l’intera area: è possibile ipotizzare che tale fase sia avvenuta in seguito alla demolizione delle strutture di fortificazione, avvenuta entro il primo decennio del XIX secolo.

(A.C.)