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Archeologia Medievale
UniSS
L'insegnamento di Archeologia Medievale nell'Università di Sassari

Castelsardo , Spalti Manganella, 2006

L’indagine archeologica nell’area degli Spalti Manganella ha avuto inizio nel settembre 2005, quando, in occasione dei cantieri di restauro delle fortificazioni e di sistemazione del terrapieno contiguo, un sondaggio effettuato con dei mezzi meccanici ha riportato alla luce alcune importanti evidenze sepolte. A seguito di questo rinvenimento, in accordo con il dott. Giuseppe Pitzalis della Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Sassari e Nuoro e con il dott. Franco Cuccureddu, sindaco di Castelsardo, è stato possibile programmare un intervento di indagine archeologica che fornisse importanti risposte sulle dinamiche insediative e di organizzazione spaziale dell’area in questione.
Il settore di intervento, denominato convenzionalmente per praticità Area 100, ha mostrato fin da subito un potenziale informativo di estremo interesse poiché, già dalla prima campagna di scavo, che si è concentrata su un saggio piuttosto limitato, ha restituito una rilevante mole di informazioni: in primo luogo è emersa una struttura muraria identificata come una fase delle fortificazioni precedente a quella tutt’ora in vista. A fornire questa indicazione, la lettura della stratigrafia delle murature, che tuttavia non consente di offrire una datazione assoluta sul momento costruttivo della struttura in questione, datazione per la quale diventa indispensabile il prosieguo delle ricerche.
Un altro importante rinvenimento relativo al primo intervento nell’area 100, è sicuramente una sorta di acciottolato contiguo alla cinta più antica e che sembrerebbe essere stata obliterato tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo. Il dato appare tanto più importante se si considera che sarebbe questa la prima attestazione certa delle fortificazioni edificate dalla famiglia dei Doria in questa zona del promontorio di Castelsardo.
Tenuto conto dei dati emersi durante il primo intervento si è deciso di ampliare l’area d’indagine verso sud. La parte più superficiale del terrapieno è stata asportata, nel mese di Novembre 2005, con l’ausilio di un mezzo meccanico, effettuando una raccolta accurata dei reperti grazie alla collaborazione volontaria di numerosi studenti dell’Università di Sassari. Purtroppo una serie sfortunate coincidenze, tra cui le precarie condizioni climatiche tipiche della stagione autunnale, non hanno consentito di condurre lo scavo dell’area fino alle fasi quattrocentesche, cui ci si era fermati alla fine della prima campagna.
Per motivi connessi con contingenti necessità di cantiere , lo scavo dell’area 100 negli Spalti Manganella è, in seguito, rimasto sospeso fino alla fine del mese di Luglio 2006. In tale data, infatti, ha preso il via una imponente campagna di scavo che ha visto la partecipazione di numerosi studenti (circa 40) provenienti da diverse Università italiane ed europee (Sassari, Pisa, Viterbo, Napoli, Cagliari, Lugano, Valencia). Nel corso delle cinque settimane durante le quali si è articolato lo scavo, grazie alle notevoli forze a disposizione, è stato operato un ulteriore ampliamento dell’area di scavo, che è dunque giunta ad una estensione superiore ai 40 mq. L’indagine sistematica ed analitica ha permesso di raccogliere elementi conoscitivi sufficienti per formulare delle ipotesi convincenti sulle dinamiche di formazione del deposito indagato. La stratificazione, infatti, si è rivelata apparentemente piuttosto semplice, caratterizzata da una matrice omogenea per uno spessore notevole e superiore ai due metri. Ciò nonostante, grazie ad una attenta osservazione dei materiali ceramici effettuata in tempo reale al momento del rinvenimento degli stessi, è stato possibile distinguere almeno tre fasi differenti nella formazione del deposito indagato. La parte più superficiale del terrapieno ha infatti restituito materiali ceramici che si collocano cronologicamente nel pieno del XIX secolo. Proseguendo con lo scavo, e senza poter apprezzare dei cambiamenti rilevanti nella natura del deposito, grazie all’osservazione dei reperti, si è riconosciuto un secondo e più antico momento di deposizione, che è stato collocato cronologicamente nel XVIII secolo. Infine, ancora attraverso l’osservazione dei materiali rinvenuti direttamente in fase di scavo, è stata definita una terza fase deposizionale, verificatasi nel corso XVI secolo.
Lo scavo della fase seicentesca si è protratto per circa tre settimane, a causa del consistente spessore del deposito, ed ha permesso di individuare alcune attività svolte nell’area durante il XVII secolo. In particolare si sottolinea la presenza di un inumato, che ha suscitato alcune domande, come, ad esempio, il motivo di una sepoltura effettuata fuori dalle consuete aree cimiteriali, che nel periodo in oggetto dovevano essere concentrate attorno agli edifici di culto (come pure dimostrano i primi dati dello scavo avvenuto nella piazza di Santa Maria delle Grazie, dove è stata riconosciuta una fase cimiteriale di XVII secolo); inoltre è stato rinvenuto un accumulo piuttosto regolare di piccoli scaglie di pietra calcarea, forse sistemate per la creazione di un substrato drenante prima di effettuare il riempimento. Le attività di scavo si sono interrotte quando, nella parte più settentrionale dell’area, ha cominciato a venire in luce una fase che, dai primi dati, assolutamente parziali, sembra relativa al XV secolo. Una nota a parte meritano, sicuramente, le modalità di formazione del deposito indagato. Infatti, in base ai dati raccolti, si può formulare l’ipotesi che le US indagate siano il frutto di un apporto costante di materiale cominciato nel XVII e proseguito fino al XIX - XX secolo. Inoltre, a giudicare dall’alto grado di frammentazione dei reperti e dalla mancanza di evidenti segni tipici delle attività di discarica (zone di combustione), sembra plausibile parlare di deposito non in giacitura primaria, ma proveniente da discariche già formatesi in precedenza. Ancora, vista la grande omogeneità nella matrice del deposito indagato, per una profondità che supera abbondantemente i due metri, si è ipotizzato che, contemporaneamente alle azioni di riempimento, l’area fosse oggetto di attività agricola, magari con semplici colture ortive. Pur non essendo una prova certa, tali attività sono attestate ancora alla metà del secolo scorso, e ne restano tracce evidenti nei carteggi relativi all’acquisizione da parte del comune per la creazione del cimitero, alla metà del XIX secolo.

L’intervento di scavo nell’area degli spalti Manganella – Castelsardo Settore 1100
Relazione preliminare

Nell’ambito degli interventi di restauro realizzati a Castelsardo (SS) durante il febbraio 2006 è stato effettuato sulle strutture degli Spalti Manganella un consistente sbancamento, realizzato mediante l’utilizzo di un mezzo meccanico che ha profondamente intaccato il deposito archeologico in appoggio alle stesse, mettendo in luce una chiara e complessa sequenza stratigrafica.
L’esame preliminare dell’imponente sezione che ne è risultata, ha consentito di evidenziare una struttura muraria a secco, direttamente a contatto con la roccia, composta da grossi conci irregolari di trachite, in gran parte ancora obliterata dalla sezione stessa.
Vista la particolare ed interessantissima situazione, la Soprintendenza per i Beni Archeologici per le Province di Sassari e Nuoro, rappresentata dal Dott. G. Pitzalis, ha deciso di intervenire con una campagna di scavo didattico – scientifico coinvolgendo le Università di Sassari, Pisa, Viterbo, Cagliari, Lugano e Napoli, sotto la direzione scientifica del Prof. Marco Milanese.
La strategia di scavo nel settore 1100 prevedeva di indagare stratigraficamente una considerevole superficie che, gia analizzata in sezione, avrebbe potuto chiarire meglio il reale potenziale stratigrafico collocandolo in un orizzonte cronologico molto più preciso e completo.
Sulla sezione appena messa in luce, come mostra la foto, è stata realizzata una prima schematizzazione della stratigrafia che, una volta realizzato lo scavo in estensione, si è dimostrata ben più complessa.
Comunque la suddivisione evidenziata nella foto, racchiude perfettamente le diverse fasi cronologiche che sono state rinvenute nel corso dello scavo estensivo.
Infatti, durante il primo intervento di documentazione realizzato nei primi mesi del 2006, sono state individuate
le unità stratigrafiche rappresentate in questa foto (la quale è stata estrapolata da una relazione del febbraio 2006 già consegnata alla Soprintendenza ed all’Amministrazione Comunale di Castelsardo), che in parte confermeranno gli orizzonti cronologici definiti con la campagna di scavo realizzata, in parte completeranno il livello di comprensione dei processi deposizionali di quest’area.
Ci troviamo in un’area degli spalti Manganella interessata fino a tempi recentissimi da attività di discarica urbana, pertanto la stratigrafia rinvenuta e documentata, per il primo metro, metro e mezzo circa era riferibile a scarichi, domestici e non, e a sistemazioni avvenuti durante tutto il secolo scorso.
Questa moderna, obliterava una fase riferibile al XVI secolo e ben documentata dai suoi materiali che ci permettono di definire già in questo momento preliminare una distinzione tra la prima e seconda metà del ‘500.
Da una prima analisi della sezione esposta sembrava che ci trovassimo di fronte ad un contesto archeologico, certamente vario e cronologicamente molto ampio, ma comunque molto semplice dal punto di vista dei processi deposizionali. Lo scavo ha definito invece una situazione stratigrafica molto più complessa e variegata, soprattutto anche a causa dei continui e ben più consistenti interventi moderni.
A causa del lungo tempo utilizzato per documentare tutte queste situazioni non è stato possibile, nei tempi concessi, il completamento dello scavo ed il raggiungimento delle fasi più antiche relative all’epoca medievale ed alle strutture protostoriche.
Si rimanderà perciò alla prossima campagna di scavo l’ultimazione del settore di scavo, prevedendo già che le fasi relative al gap cronologico che dall’epoca protostorica arrivano fino alla prima metà del XIV secolo saranno molto problematiche, sia dal punto di vista identificativo che da quello interpretativo.
Possiamo pertanto dire che la prossima campagna d’indagine sarà utilissima per conoscere alcuni contesti chiave del primo insediamento medievale a Castelsardo e fondamentale per comprendere come, prima di quest’epoca, era abitato questo strategico promontorio a picco sul mare.

(M.M., Giuseppe Padua, Luca Sanna, Maria Cherchi, Maria Antonietta Demurtas)


Rela

- Relazione Campagna di scavo 2006
- Relazione campagna di scavo 2007